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Discussione: DKS "Cercavo regole certe per l'azienda"

  1. #1
    Danielino77
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    DKS "Cercavo regole certe per l'azienda"

    Conosco Alessandro da ormai parecchio tempo e penso che l'intervista a cui ha risposto sia da condividere come specchio della situazione imprenditoriale del momento in ambito Ecig.



    Meno di due anni fa Alessandro Chiolini, produttore di liquidi per sigarette elettroniche, appariva sul podio della classifica del merito di StellaNova. Per noi rappresentava un esempio di successo e intraprendenza. Così avevamo raccontato la storia di questo imprenditore milanese non ancora quarantenne che, con intelligenza e passione, aveva creato un nuovo ramo, la DKS e-liquid, nell'azienda di aromi alimentari e per profumeria di famiglia e si era lanciato con entusiasmo alla conquista di un mercato, quello dello "svapo", che in quel momento in Italia sembrava poter rappresentare una strada percorribile per tanti. La sua filosofia ci era particolarmente piaciuta, perché era fatta di lavoro, ricerca e, nella migliore tradizione del Made in Italy, attenzione maniacale verso la qualità del prodotto. Ed era piaciuta anche ai nostri lettori, che avevano votato in gran numero per la storia di Alessandro Chiolini. Eppure oggi ci troviamo a intervistarlo fra gli expats, quelli che hanno lasciato l'Italia per cercare miglior fortuna altrove, nel suo caso a Ludwigshafen in Germania.

    Cosa è successo?
    Un anno e mezzo fa non avrei mai immaginato che mi sarei trovato in Germania oggi. È stata una decisione ponderata e studiata, ma non immaginabile allora. Volevo recuperare dignità e realizzazione imprenditoriale e per farlo ho dovuto lasciare l'Italia. Purtroppo lo Stato italiano mi ha messo nelle condizioni di non poter fare il mio lavoro con dignità e onestà. Ho dovuto fronteggiare delle decisioni politiche che mi hanno convinto ad andare via.
    Che tipo di decisioni?
    Principalmente la tassazione, sia quella generale sulle imprese che quella specifica al mio settore: da gennaio in Italia i liquidi per e-cig sono soggetti a una imposta di 4,50 euro per un flacone che al cliente ne costava mediamente 5. Io ritengo che l'Italia sia uno Stato fallito e per fare impresa in modo onesto probabilmente bisogna andare altrove. Almeno, questa è la mia esperienza. Oggi, da amministratore di una società tedesca, ho ampliato i miei orizzonti, provo ancora più rabbia e sono ancora più convinto della mia scelta.
    Di solito gli imprenditori delocalizzano verso zone in cui il lavoro costa meno. Tu non sei andato dove il lavoro costa meno, ma in Germania. Come mai questa scelta?
    La scelta mia e dell'azienda non è stata quella di andare in un posto dove defiscalizzare un'attività imprenditoriale, ma in un Paese che potesse garantire regole certe e dignità a costi tutto sommato inferiori del 30%. Non tanto solo per la tassazione, ma per il costo della vita che qui è inferiore.
    Il costo del lavoro, invece, com'è?
    Il costo di un contratto a tempo indeterminato è equiparabile a quello italiano. Poi però ci sono anche delle formule più leggere ma molto favorevoli sia per l'imprenditore che per il collaboratore. Sono i cosiddetti mini-jobs: per questi contratti l'azienda paga un 30% di contributi in più rispetto al netto percepito dal collaboratore, che può raggiungere un massimo di 450 euro netti al mese. È una formula molto intelligente, perché un'azienda può avere più collaboratori di questo tipo senza vincoli contrattuali pesanti e il collaboratore percepisce un netto senza doverci pagare ulteriori imposte.
    Per quanto riguarda le tasse invece?
    Come azienda non paghiamo le tasse per il primo anno di attività. In questo modo ti viene data la possibilità di creare un'impresa. Qui vieni messo in condizione di avviare da zero una startup senza gravami iniziali, perché lo Stato ha interesse che tu lavori, crei benessere e questo si tramuta in introiti per l'erario. È una logica sana e normale che in Italia manca. Poi in Germania c'è un controllo molto serio sulla corruzione, qui si va in carcere per reati finanziari.
    Dal punto di vista burocratico è stato complicato mettere su un'azienda?
    Non è stato complicato, ma serio. Vogliono sapere chi sei, avere il tuo bilancio aziendale, vedere i tuoi documenti, verificare se hai precedenti penali. Ma superati gli step che servono a qualificarti, sei subito parte di loro e entri in un sistema tedesco, sano, logico e ben regolamentato.
    Da quanto tempo è attiva la DKS e-liquid in Germania?
    Operativamente da tre mesi. La fase di startup e di costruzione, invece, è durata sette mesi.
    Come funziona la fase della produzione?
    Abbiamo dovuto certificare un laboratorio in base ai requisiti richiesti. Il laboratorio è stato approvato. Anche per questo ci sono regole certe e, qualora uno non fosse all'interno di queste regole, gli enti preposti al controllo – professionali e gentili – indicano cosa si deve fare per adeguarsi e danno due settimane di tempo per farlo, senza sanzioni o altro, come invece accade in Italia.
    C'è qualcosa di buono che hai lasciato in Italia dal punto di vista lavorativo?
    L'Italia è il mio Paese ed era anche il mio mercato principale, quello era il mio core business. Inizialmente questo è stato l'aspetto più difficile. Poi ho creato un nuovo business su frontiere europee e da lì si è aperto un panorama diverso.
    Siete già sul mercato con i vostri prodotti?
    In questi tre mesi abbiamo testato l'efficacia dell'azienda, cioè abbiamo prodotto e commercializzato in modo contenuto. Questo mese apriremo le nostre attività al 100%.
    Ci sono delle nuove produzioni rispetto a quelle che facevate in Italia?
    Sì. In Italia avevamo sempre prodotto liquidi con 0 nicotina, in Germania aggiungiamo al nostro portfolio nuovi prodotti con nicotina e senza, tra cui basi e liquidi pronti.
    C'è un motivo per cui questo ampliamento della produzione è stato fatto in Germania?
    Sì, perché qui ho regole certe, in Italia non le ho e ho di fronte una struttura politica corrotta che ha reso impossibile lavorare nella legalità con dignità e serenità. Uno dei motivi per cui ho scelto proprio la Germania, è che il mio socio, Michael Twellmeyer, è tedesco. È anche un amico, produttore di liquidi e grande artista. Lui fa parte della scelta di aver creato questa azienda.
    Quindi per il momento il tuo è bilancio positivo.
    Molto. Quando torno in Italia i primi due giorni faccio fatica a ritrovarmi. Mi trovo molto più a mio agio in Germania che in Italia, pur amando molto il mio Paese e avendo una tristezza dentro per il suo destino. Ma onestamente è in Germania che mi piace vivere oggi.
    Anche al punto di vista personale?
    Questa è stata la parte più difficile, perché la mia famiglia sta in Italia, ho un figlio che va a scuola e una moglie che lavora a Milano. Abbiamo fatto dei periodi di transizione in cui io viaggiavo fra la Germania e l'Italia e loro sono venuti a trovarmi. Per loro è stato un amore a prima vista e a giugno la mia famiglia si trasferirà qui a Ludwigshafen, con tutto ciò che questo comporta in termini di diritti per i cittadini europei. Per esempio mia moglie avrà diritto a un lavoro, mio figlio ad una insegnante di sostegno bilingue finché non avrà imparato il tedesco e come nucleo familiare percepiremo 180 euro al mese per mio figlio. E se domani dovessi perdere il lavoro, cosa che non mi auguro, avrò un'assistenza dallo Stato tedesco. Qui lo chiamano sussidio di dignità.
    Non hai avuto nessun problema di ambientamento?
    No. Mi trovo molto meglio con la mentalità tedesca. In Italia vivevo un disagio per esempio per il mancato rispetto delle regole: io faccio parte di quella categoria di persone noiose. Qui le regole sono rispettate dal 90% delle persone ed è più semplice per tutti.
    Sei andato via con un po' di risentimento verso il tuo Paese?
    Negli ultimi due anni la frustrazione e la rabbia imprenditoriale e umana che ho provato è stata così tanta che credo di essere oltre. Adesso ho finalmente trasformato un disagio in una nuova opportunità e non ho risentimento. Semplicemente vado avanti in una nazione che mi consente di farlo.
    Ti manca qualcosa dell'Italia?
    Piccole cose di cui posso fare a meno.

    Tornerai?
    Cercherò di andare avanti e non di tornare indietro. Adesso c'è la Germania, tornare in Italia non fa parte dei miei obiettivi.

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    f00ma, Peggy, DKS and 8 others like this.

  2. #2
    carto(a)mante
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    un'altra "bella notizia", non ti posso biasimare sig. DKS però sembra che ormai rimarremo in 4 sfigati italiani e 60 milioni di profughi, le situazioni positive se ne vanno e arrivano le negative. perchè non si ferma a lottare per cambiare le cose chi ha i mezzi e qualcosa da offrire?

    ormai anche i modder italiani fanno le liste sui forum esteri, gli shop via, i liquidi via

    .. speriamo almeno che, per coerenza, quando devono fare un'operazione chirurgica o un ricovero ospedaliero non ritornino in patria, come fanno di solito gli italiani che vanno all'estero, per farsi curare gratis dal ssn

  3. #3
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    Le cure sono gratis in Ue, mica è andato negli Stati Uniti. Ps x avere interventi migliori in Italia devi pagare e anche caro....

  4. #4
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    Andare a lavorare all ' estero , aprire una attività all ' estero non vuol mica dire rinunciare alla cittadinanza italiana , altrimenti Varese e sopratutto i paesini limitrofi si chiamerebbero svizzera .

    ( oddio forse ora non più con la crisi che comincia a farsi sentire anche li)

    Scherzi a parte cambiare le cose in Italia per persone normali è impossibile il caso della sigaretta elettronica è emblematico

  5. #5
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    Ich wünsche Dir und Deiner Familie weiterhin nur das Beste
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  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Fumoons Visualizza Messaggio
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    .....eh,stavo per dirlo pure io


    Apparte gli scherzi trovo davvero triste continuare a leggere queste cose,ma purtroppo inizio a pensare che l'Italia abbia deciso di autodistruggersi inesorabilmente,non vedo un gran futuro ne la voglia (o l'interesse) di costruirne uno
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  7. #7
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    ...triste e anche bello. Bello perché siamo in Europa e spostarsi tra un paese e l'altro, approfondire la cultura dell'altro e i propri orrizonti e vedere le proprie radici da un altro punto di vista diventa sempre più normale e quotidiano...
    ...e così - e solo così -, mi auguro, l'idea di un Europa unito che è stata nascosta per troppo tempo ormai dietro ragioni finanziarie diventa più vera e reale allo stesso tempo.
    La tristezza sale quando uno è costretto di andarsene. Ancora più triste, perché l'Italia avrebbe un gran potenziale. Che viene calpestato da gente arpia senza coscienza.
    Questo mi fa arrabbiare nel vostro Belpaese dove nel mio piccolo mi trovo così bene...
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  8. #8
    SyS
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    che dire, i miei migliori auguri e complimenti per la scelta ed il coraggio.
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  9. #9
    carto(a)mante
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    Citazione Originariamente Scritto da angelus29 Visualizza Messaggio
    Le cure sono gratis in Ue, mica è andato negli Stati Uniti. Ps x avere interventi migliori in Italia devi pagare e anche caro....
    se uno và in vacanza per breve periodo gli rimborsano le medicine e magari un pronto soccorso, magari

    in germania devi farti l'assicurazione privata come negli usa se ci vivi e ci lavori, altrochè gli ospedali sono carissimi e le cure pure, il sistema è privato
    capita quindi che i nostri "emigranti" appena devono fare un intervento magicamente ritornano ad essere patrioti, prendono l'aereo e vanno in ospedale qui, in italia

    - - - Aggiornato - - -

    Citazione Originariamente Scritto da liviomex Visualizza Messaggio
    .. cambiare le cose in Italia per persone normali è impossibile il caso della sigaretta elettronica è emblematico
    per un operaio, un disoccupato, uno qualunque provare a cambiare le cose è quasi utopia, mentre potrebbero fare tanto i "talenti" e le imprese sane, quelli che contano qualcosa, che hanno un pizzico di potere

  10. #10
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    Comprendo al 100% se potessi andrei via con la mia azienda in un batter d'occhio! Lo stato non vuole che qualcuno faccia impresa...speriamo di accontentalo il prima possibile...

 

 
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